Rizartrosi intervento chirurgico

protesi anca mini invasiva

RIZOARTROSI INTERVENTO CHIRURGICO

Nelle fasi avanzate, per le quali i trattamenti conservativi si rivelano inefficaci, è necessario ricorrere all’intervento chirurgico per rizartrosi .

Nei casi dove la funzione è conservata e predomina la sintomatologia dolorosa, può essere indicato un intervento mini invasivo come la denervazione selettiva articolare che ha una funzione analgesica e, non essendo un intervento demolitivo, non elimina la causa della malattia.

 

Gli interventi chirurgici nella rizoartrosi considerati risolutivi della patologia sono essenzialmente di tre tipi e devono essere svolti dal chirurgo ortopedico in ambiente superspecialistico:

  • L’artrodesi trapezio-metacarpale. A tale intervento, che prevede l’eliminazione dell’articolazione trapezio metacarpale e l’unione delle due ossa con mezzi metallici, si ricorre sempre più raramente, dal momento che crea una parziale rigidità alla base del dito, pur risolvendo il problema del dolore.

E’ indicato per chi esegue regolarmente lavori manuali pesanti, dal momento che sembra ristabilire la possibilità di eseguire prese di forza efficaci ipoteticamente più di altri interventi

  • L’artroprotesi dell’articolazione trapezio-metacarpale è un intervento che può condurre alla risoluzione completa del dolore e garantire una buona articolarità, tuttavia, essendo l’articolazione protesizzata soggetta a costanti sollecitazioni di varia natura, non è infrequente la mobilizzazione dell’impianto protesico, che può rappresentare una complicanza non sempre semplice da risolvere.
  • La plastica di tenosospensione (secondo Sigfusson-Lundborg) rappresenta l’intervento a cui ricorro maggiormente nella mia pratica chirurgica, poiché ripristina bene il movimento alla base del primo dito, elimina il dolore e non prevede l’utilizzo di mezzi metallici di sintesi o protesici che potrebbero mobilizzarsi nel tempo.

Benché i tempi di recupero completo della forza e della mobilità, non siano brevi, la scarsa incidenza di complicanze rende questo un approccio di prima scelta.

 

L’anestesia prevista generalmente per tali interventi è l’anestesia plessica, eseguita generalmente in regione ascellare, che permette l’anestesia di tutto l’arto superiore e la possibilità di applicare un laccio emostatico per l’esanguità al braccio per un periodo medio-lungo di 40 – 60 minuti utile all’intervento.

 

Il decorso post operatorio dopo l’intervento di plastica di tenosospensione, prevede l’immobilizzazione in gesso o tutore antibrachio-metacarpale per circa 20 giorni; seguirà l’applicazione di un tutore di sola immobilizzazione del primo raggio da rimuovere gradualmente e da dismettere completamente nel giro di circa 15 giorni. Seguirà un breve periodo riabilitativo.

La ripresa completa della forza di presa e della presa di precisione non avviene in genere prima dei tre mesi dall’intervento chirurgico, anche se il recupero dell’autonomia nelle mansioni quotidiane si ottiene in genere dopo 45 giorni.


Informazioni su Pietro Girardi

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Verona Specializzato in Chirurgia Mini-Invasiva Anca e Chirurgia della Mano Microchirurgia Ricostruttiva. Socio S.I.O.T. (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) - Socio S.I.C.M. (Società italiana di Chirurgia della Mano).