Protesi mono compartimentale del ginocchio


Cos’è la protesi  mono-compartimentale del ginocchio ?

Le protesi mono-compartimentali sono nate dal bisogno di essere il più possibile conservativi nell’atto chirurgico. Quindi soddisfano appieno, quando le condizioni del paziente lo concedono, l’esigenza di mini-invasività.

Le prime protesi mono-compartimentali sono state impiantate negli anni sessanta, e inizialmente ebbero un’alta percentuale di complicanze. L’affinamento delle tecniche chirurgiche, il miglioramento dei modelli protesici,  della qualità dei materiali e soprattutto l’approntamento delle corrette indicazioni, hanno reso tali impianti altamente affidabili.

L’impianto di protesi mono-compartimentale è diventato l’intervento di prima scelta nei casi vi sia una artrosi mono-compartimentale, cioè di una sola porzione del ginocchio, o l’artrosi del comparto femoro-tibiale mediale, o l’artrosi del solo comparto femoro-tibiale laterale. Infatti la media della sopravvivenza delle protesi mono-compartimentali a dieci anni di distanza supera in genere il 95%.

La ricerca sui materiale ha condotto all’utilizzo di polietileni ad alta resistenza che hanno diminuito notevolmente l’usura della protesi (Il polietilene è quell’elemento che viene interconnesso fra la componente impiantata al femore e quella impiantata alla tibia).

Per il successo dell’impianto di protesi mono-compartimentale è indispensabile rispettare le corrette indicazioni e le controindicazioni, sulle quali vi è oramai unanime consenso nella letteratura internazionale. Benché ciò detto, la percentuale di insuccessi rimane leggermente maggiore rispetto alle protesi totali.

La protesi mono-compartimentale ha una percentuale di fallimento del 5% circa mentre la protesi totale del 2% circa a 10 anni. Tale minima discrepanza risulta irrisoria se messa a confronto con i rilevanti vantaggi.

Quali sono i vantaggi della protesi mono-compartimentale

La mini-invasività. Minor aggressività dell’atto chirurgico, che consiste in una incisione breve, nel  risparmio dell’osso e dei ligamenti crociati.

Mantenimento della sensibilità propriocettiva. La minor aggressività sui tessuti molli e non sacrificare i ligamenti crociati permette di salvaguardare la percezione della posizione nello spazio utile al ripristino dell’equilibrio.

Minor giorni di ricovero in struttura ospedaliera.

Minor dolore nella fase di recupero riabilitativo.

Veloce ripresa e ritorno alle attività lavorative e alle vita di relazione.

Permette una più vasta gamma di attività sportive. 

I contenuti hanno un carattere puramente informativo e NON devono essere in alcun modo interpretati come sostituenti la visita medica, ossia consigli, diagnosi, prognosi e/o indicazioni di trattamento da parte di medici, operatori sanitari e specialisti, ai quali è sempre opportuno e doveroso fare riferimento per qualsivoglia problema di salute. Modulo di contatto

Informazioni su Pietro Girardi

Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Verona Specializzato in Chirurgia Mini-Invasiva Anca e Chirurgia della Mano Microchirurgia Ricostruttiva. Socio S.I.O.T. (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) - Socio S.I.C.M. (Società italiana di Chirurgia della Mano).